Archeologia preventiva: un acceleratore per le grandi opere
Immagino già cosa starete pensando leggendo questo titolo: Archeologia …acceleratore di grandi opere? Ma scherziamo? Una perplessità abbastanza scontata per tutti coloro che, stando dalla parte di chi doveva progettare o realizzare un’opera pubblica e non, si sono imbattuti/scontrati con soprintendenze e archeologi. Non è raro che alcuni progetti siano rallentati o modificati, o peggio, che saltino a causa di incompatibilità riscontrate tra l’opera e la tutela del patrimonio storico-artistico.
Ma è davvero colpa delle sovrintendenze e dei loro crudeli emissari? La verità sta nel mezzo.
Imprese e archeologia: un matrimonio che s’ha da fare
I vincoli archeologici rallentano e bloccano la realizzazione di opere, pubbliche o private, grandi o piccole, perché le sovrintendenze vengono interpellate troppo avanti, a progetto già elaborato (se non già addirittura in corso di realizzazione). Gli addetti ai lavori della tutela e della conservazione del nostro immenso patrimonio vanno consultati quando il progetto è un work in progress. Per evitare modifiche o blocchi di un’opera è necessario “pensare archeologico” in fase di progettazione. Non basta una relazioncina da allegare alla documentazione preliminare per liberarsi la coscienza, incrociare le dita e sperare che non salti nulla fuori durante l’esecuzione dei lavori. È una pratica tanto diffusa quanto errata, fatta da chi, per contenere i costi, non progetta con metodo e lungimiranza.
L’archeologia preventiva come soluzione
L’archeologia preventiva, che in modo molto sintetico può tradursi come procedura della verifica preventiva dell’interesse archeologico, è il modo per conciliare la tutela del patrimonio e la necessità dello sviluppo e potenziamento di infrastrutture e servizi. L’investimento di tempo e denaro in uno studio preliminare e approfondito dell’area che sarà interessata dall’opera (anche grazie alle moderne tecnologie non invasive) è necessario per evitare rallentamenti e aumento dei costi in corsa. È auspicabile che gli attori coinvolti nella progettazione ed esecuzione dei lavori lo mettano in preventivo, nel senso letterale del termine.
L’archeologia preventiva come occasione di ricerca scientifica
Se quanto sopradetto si verificasse, l’archeologia preventiva sarebbe un’occasione per sovrintendenze ed università di ricerca scientifica, non altrimenti finanziabile (i fondi per la ricerca, soprattutto di questo tipo, sono sempre di meno). È un’occasione, però, per migliorare la professione dell’archeologo di cantiere: non più un mero sorvegliante vicino ad uno scavo, che al massimo disegna una sezione o esegue un sondaggio, ma come ricercatore che però non opera nella tradizionale campagna di scavo, condotta e programmata da sovrintendenze e università, ma in campo aperto e che forse ne scopre di nuove.
I corsi di laurea in Archeologia, però, devono ripensarsi per formare una figura di archeologo idonea a questo scopo. Per fortuna ci sono dei Master ad hoc che provano a sopperire, come quello organizzato dall’Università degli studi della Tuscia in collaborazione con Italferr.
Imprese illuminate
Ci sono grandi gruppi di impresa che da un paio di decenni si stanno attrezzando con figure di archeologi in grado di svolgere attività di archeologia preventiva, ma sono poche e sono solo le grandi. L’ideale sarebbe che certe professionalità fossero sempre considerate anche nelle realtà imprenditoriali a diversa scala.
Noi di Planet, che spesso ci imbattiamo in queste problematiche, nel nostro piccolo abbiamo colto l’importanza di implementare questa ramificazione archeologica della progettazione e ci stiamo adoperando per renderla strutturale.
Anche se piccoli piccoli, bisogna progettare e pensare con completezza e lungimiranza.