VACANZE: tempo di viaggi, esperienze e…tralicci
Le vacanze sono alle porte, per alcuni sono già cominciate, per altri si fanno attendere ancora un po’. Nell’era dei social le ferie sono immortalate anche per essere condivise, postiamo qualsiasi cosa che a nostro avviso sia degno di condivisione: paesaggi, pietanze, spiagge, monumenti e … tralicci.
L’infrastruttura instagrammabile
Quando hai a che fare ogni giorno con tralicci, stazioni elettriche e cabine non puoi non notarli quando sei in giro. È una cosa che mi venne detta quando cominciai a lavorare in questo settore, a cui ripenso ogni volta che vedo una di queste infrastrutture energetiche e con la quale concordo.
Mi capita spesso di fotografarle, soprattutto quando sono all’estero, perché in alcuni casi sono diverse da quelle presenti sul territorio italiano.
Paese che vai, traliccio che trovi
Ci sono quelli nelle Alpi austriache a sei mensole, grandi e larghe, che stendono questi lunghissimi conduttori che sembrano toccare a terra. Non sono discreti, ma non stonano con il paesaggio.
O quelli della Germania del Nord, anche ad otto mensole, larghe, che tendono e dirigono i conduttori come se fossero direttori di orchestra.
Si passa poi dall’inquietante traliccio a Brasov, Transilvania, che sembra un forcone o un minaccioso strumento di Dracula, a quelli sul nostro territorio, che devono essere il meno impattanti possibile, perché spiccata è nel nostro Paese la sensibilità paesaggistica, tanto che si è arrivati a progettare tralicci d’autore.
È il caso di quelli dell’architetto inglese Norman Foster, eretti alle porte di Firenze, commissionati per provare ad armonizzare il più possibile queste infrastrutture con il contesto paesaggistico. Un esperimento, questo, non replicato perché bocciato da un punto di vista tecnico: troppo complicato da montare e da manutenere.
Tralicci: un mostro da abbattere
Oggi i tralicci sono diventati un bersaglio da abbattere. Sempre più insistenti le richieste di “restituire il territorio ai cittadini”. Ci sono comitati, sostenuti anche da movimenti politici, che vorrebbero sostituire interamente le linee aeree con quelle a cavo interrato.
Chi si esprime in tal senso mostra una assoluta incompetenza tecnica, altrimenti sarebbe consapevole del fatto che la trasmissione in alta tensione in cavo interrato, ad esempio, è molto costosa, poco performante e non sempre meno impattante da un punto di vista naturalistico (a meno che non ci si preoccupi del paesaggio sono da un punto di vista estetico).
Ma la questione su cui ci si dovrebbe davvero soffermare a riflettere in Italia è: cosa intendiamo per paesaggio?
Paesaggio come testimonianza storica
Il paesaggio non va considerato solo da un punto di vista geografico, quindi non solo come montagne, laghi, mari, parchi naturalistici, ma anche da un punto di vista culturale.
È la risultante dell’azione dell’uomo, che in alcuni casi è stata, e purtroppo ancora è, aggressiva, in altri più conciliante.
Il paesaggio è quindi memoria di ciò che l’uomo ha fatto e quindi di ciò che l’uomo è stato ed è. Non solo la morfologia del territorio da lui plasmato ne è testimonianza, ma anche i manufatti che su esso insistono e che hanno contribuito a caratterizzarlo.
Tralicci come testimonianza
Anche se si dovessero raggiungere le competenze tecniche ed i mezzi economici che renderebbero in qualsiasi contesto un elettrodotto in cavo interrato più conveniente di uno aereo, sarebbe giusto abbattere tutti i tralicci?
No, perché testimonianza. Sono testimoni di ciò che siamo, di quello di cui abbiamo o abbiamo avuto bisogno per cui le infrastrutture sono un ausilio imprescindibile. Testimonianza del nostro rispetto o della nostra aggressione al territorio e quindi insegnamento per i posteri, nel bene e nel male. Cancellarli significherebbe cancellare la memoria e quindi l’insegnamento.
Lo scorso 28 Maggio a Roma in Viale Ventimiglia è cominciata l’opera di demolizione dei tralicci che si trovavano all’interno dei condomini tra una palazzina e l’altra, appartenenti a 15 Km di linee aeree che attraversano la città. In questo modo verranno restituiti alla comunità cittadina circa 30 ettari di territorio.
Tale attività di Terna è stata accolta con favore dalla cittadinanza, ma riassuntive di quanto sopradetto sono state le parole di un abitante della zona coinvolta dalla demolizione dei tralicci:
“Una cosa buona è stata fatta, ma un po’ di nostalgia c’è, questo è un pezzo di storia che se ne va”.